Ben vengano gli eroi.

C’è chi spontaneamente ha versato lacrime tristi, chi gridava il suo nome preso da un afflato divinatorio, chi s’indignava per la perdizione dell’umanità nel venerare un idolo, chi ne ha sottolineato i meriti e chi gli inevitabili difetti.

Parlare di Diego Maradona è come parlare della vita che ogni giorno ci affascina o ci spaventa. Un uomo invincibile agli occhi dei vinti, figlio di un dio povero, nato nel fango con piedi d’artista, così mi piace vederlo, così ho costruito il mio Maradona.

Io, infatti, sono tra quelli che lo vogliono eroe, un eroe vicino perché imperfetto, un grande uomo con pochi meriti. Tragico lo definirebbe chi guardandolo se lo aspettava che non sarebbe durato, che sarebbe svanito seguendo inesorabile il suo declino. Tragico era Diego, salito sulle più alte vette e fuggitovi perché solitarie, lui nato tra la gente, aveva bisogno di cadere per morire tra la gente, come la gente. Per anni ha tentato di camminare a ritroso e tornare da dove era venuto, ma il versante della salita non è mai quello della discesa, e ci si smarrisce più al ritorno che all’andata, si finisce per cercare i ricordi della strada più che la strada stessa, si finisce col cercare sé stessi.

Forse aveva ragione Bertold Brecht quando scriveva “Sventurata è la terra che ha bisogno di eroi”, però caro Bertold, siccome sventurata è la Terra ben vengano gli eroi.

Una grande poesia rimane grande il tempo di una lettura, una grande poesia creata da un grande poeta s’incide sulle pareti degli spazi che vogliamo colmare leggendola. Una grande giocata rimane impressa per il tempo che la separa da un’altra grande giocata, una giocata di Maradona vive negli occhi e nelle voci di dieci generazioni.

“La fantasia distruggerà il potere ed una risata vi seppellirà”

Todd Phillips riesce magistralmente nel suo ultimo film, Joker, a far impersonare lo spettatore con il cattivo-protagonista, Joker-Arthur Fleck (Joaquin Phoenix), rendendo un carattere problematico, debole rispetto a uomini più assertivi e violenti.

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Impressioni sull’oggi visto dall’arte

Gli artisti, più o meno consapevolmente, esprimono e imprimono l’afflato e le contraddizioni della propria epoca e quella nella quale viviamo per quanto enigmatica, il presente sempre appare inafferrabile, non sfugge a questa dinamica. Recentemente sono andato alla 58° edizione della Biennale di Venezia, e mentre vagabondavo tra i padiglioni e le sale, il tremore della domanda sul mondo in questo attimo di storia m’è stata fedele compagna. Continua a leggere “Impressioni sull’oggi visto dall’arte”

L’artista, lo scrittore e la disperazione tragica

La scrittura è una pratica in cui si risente fortemente il peso dello scrittore e, dal punto di vista di quest’ultimo, l’arte dello scrivere rappresenta una questione in buona parte personale, in cui la propria persona esonda naturalmente. Tale rapporto marcato scrittore-libro si percepisce leggendo La carta e il territorio di Michel Houellebecq.

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Cattelan oltre “Cattelan”

“ Nelle opere creative c’è una moltiplicazione dell’emozione, una liberazione dell’emozione, l’invenzione di nuove emozioni  che si distinguono dai modelli prefabbricati del commercio.”

Gilles Deleuze

Rifacendosi alla distinzione del filosofo francese tra l’arte ed i modelli prefabbricati del commercio,  Maurizio Cattelan (Padova 1960) non sembra essere nè un creatore nè un’ artista, ma appare piuttosto come un irriverente personaggio capitato in un mondo dell’arte sempre più capriccioso e poco attento alle qualità e, pensando alla biennale di Venezia del 1993 – durante la quale, l’artista padovano classe 1960 affittò il suo spazio espositivo ad una agenzia pubblicitaria che lo occupò affiggendo alla parete un cartellone che promuoveva un profumo (Lavorare è un brutto mestiere, 1993)– quest’impressione di pochezza della sua arte sembrerebbe risultare confermata.

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Tempi moderni: storia d’un agire altrimenti.

Parlare di Charlie Chaplin e del suo alter ego “ Charlot” può sembrare, anche a chi ne parla, un clichè, ma rievocare l’opera di uno dei più grandi autori ed interpreti della storia del cinema occidentale, offre spunti di riflessione e permette, per quanto si conosca la sua immagine goffa e simpatica, di scoprire lati dell’artista inglese che spesso rimangono celati dall’alone mitico che in alcuni casi ricopre certi personaggi appartenenti al mondo dello spettacolo. Tra i tanti film che Chaplin ha diretto e interpretato v’è ne uno che, visto con occhio odierno, per la storia narrata al suo interno e per l’impianto di pensiero da cui nasce, rimane una brillante e sempre divertente critica sociale; stiamo parlando di Tempi Moderni.
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Pasolini, un uomo in fiamme

Leggere “Le ceneri di Gramsci” di Pasolini è un’esperienza forte, sicuramente impegnativa. La ricerca di una coerenza di pensiero ha sempre prodotto difficoltà, ed in questa raccolta l’autore vuole cementare la sua poetica, per raggiungere la maturità artistica. E ci riesce. Pasolini è un poeta di paesaggi e comunità; la sua dimensione prediletta è quella corale, cui fonde quella identitaria. Si fa interprete del mondo umano attraverso il filtro della sua evoluzione come uomo, e parallelamente si fonde con le istanze di ciò che crede essere il popolo italiano della sua epoca, e le problematiche sociali divengono per lui esistenziali, personali.
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