Impressioni sull’oggi visto dall’arte

Gli artisti, più o meno consapevolmente, esprimono e imprimono l’afflato e le contraddizioni della propria epoca e quella nella quale viviamo per quanto enigmatica, il presente sempre appare inafferrabile, non sfugge a questa dinamica. Recentemente sono andato alla 58° edizione della Biennale di Venezia, e mentre vagabondavo tra i padiglioni e le sale, il tremore della domanda sul mondo in questo attimo di storia m’è stata fedele compagna. Continua a leggere “Impressioni sull’oggi visto dall’arte”

Fragili coerenze

 

Il mio ritmo

Nel corso della vita si attraversano stagioni anarchiche, non cicliche, che influenzano il nostro procedere, il nostro incidere. Dieci inverni di fila si possono passare se la voglia di primavera ci e’ lontana, dieci estati se l’autunnno ci reco’ danno. Un anno intero in solo giorno mi capito’ di vivere, l’incostanza di marzo la mattina, la febbre dicembrina a pranzo, le storie amorose di luglio nel pomeriggio e la stanchezza d’autunno la sera. Un giorno intero mi capito’ di vivere in un anno, il risveglio mattutino in settembre, la fame in gennaio, l’azione dimenticata in maggio ed il sonno in agosto.

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Cattelan oltre “Cattelan”

“ Nelle opere creative c’è una moltiplicazione dell’emozione, una liberazione dell’emozione, l’invenzione di nuove emozioni  che si distinguono dai modelli prefabbricati del commercio.”

Gilles Deleuze

Rifacendosi alla distinzione del filosofo francese tra l’arte ed i modelli prefabbricati del commercio,  Maurizio Cattelan (Padova 1960) non sembra essere nè un creatore nè un’ artista, ma appare piuttosto come un irriverente personaggio capitato in un mondo dell’arte sempre più capriccioso e poco attento alle qualità e, pensando alla biennale di Venezia del 1993 – durante la quale, l’artista padovano classe 1960 affittò il suo spazio espositivo ad una agenzia pubblicitaria che lo occupò affiggendo alla parete un cartellone che promuoveva un profumo (Lavorare è un brutto mestiere, 1993)– quest’impressione di pochezza della sua arte sembrerebbe risultare confermata.

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Tempi moderni: storia d’un agire altrimenti.

Parlare di Charlie Chaplin e del suo alter ego “ Charlot” può sembrare, anche a chi ne parla, un clichè, ma rievocare l’opera di uno dei più grandi autori ed interpreti della storia del cinema occidentale, offre spunti di riflessione e permette, per quanto si conosca la sua immagine goffa e simpatica, di scoprire lati dell’artista inglese che spesso rimangono celati dall’alone mitico che in alcuni casi ricopre certi personaggi appartenenti al mondo dello spettacolo. Tra i tanti film che Chaplin ha diretto e interpretato v’è ne uno che, visto con occhio odierno, per la storia narrata al suo interno e per l’impianto di pensiero da cui nasce, rimane una brillante e sempre divertente critica sociale; stiamo parlando di Tempi Moderni.
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Francis Bacon: l’intensità oltre la rappresentazione.

Nato a Dublino nel 1909, Francis Bacon fu uno dei pittori più importanti del XX secolo. Le sue opere ci raccontano probabilmente, senza comunque essere narrative, qualche aspetto della sua turbolenta esperienza di vita; egli, omosessuale, crebbe tra i valori di una famiglia dell’alta borghesia della capitale irlandese, figlio di un ufficiale dell’esercito britannico dalle idee molto conservatrici, in una condizione che dunque può portare ad immaginare come egli stesso potesse provare quell’intensità oppressiva che si ammira ben resa sui corpi, soggetti privilegiati dei suoi quadri.

Nato a Dublino nel 1909, Francis Bacon fu uno dei pittori più importanti del XX secolo. Le sue opere ci raccontano probabilmente, senza comunque essere narrative, qualche aspetto della sua turbolenta esperienza di vita; egli, omosessuale, crebbe tra i valori di una famiglia dell’alta borghesia della capitale irlandese, figlio di un ufficiale dell’esercito britannico dalle idee molto conservatrici, in una condizione che dunque può portare ad immaginare come egli stesso potesse provare quell’intensità oppressiva che si ammira ben resa sui corpi, soggetti privilegiati dei suoi quadri.

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Loro, storia di un lui

I film di Sorrentino sono noti per avere un non so che di enigmatico e Loro, la sua ultima doppia opera, non fa eccezione. Dopo averlo visto infatti, si esce dalla sala con l’impressione di non averci capito molto: «Ma non era un film su Berlusconi? quello che ospitava mafiosi in casa sua facendoli passare per stallieri ,  quello delle leggi ad personam, delle minorenni, delle deputate vallette e delle evasioni fiscali, dov’è la critica a tutto questo?».
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