Sonetti eretici

I

Una presentazione

Con queste tre poesie vorrei iniziare la mia rubrica. Il sonetto è una forma antica, ma ha una duttilità tale da renderla compatibile con qualsiasi contenuto, ed una brevità che consente di cesellare in poche righe delle intuizioni, delle immagini, e fissarle. Le tre immagini che vi propongo riguardano l’atto di scrivere poesia, il potere del ricordo e una descrizione, abbozzata, dello stato dell’arte.

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Pasolini, un uomo in fiamme

Leggere “Le ceneri di Gramsci” di Pasolini è un’esperienza forte, sicuramente impegnativa. La ricerca di una coerenza di pensiero ha sempre prodotto difficoltà, ed in questa raccolta l’autore vuole cementare la sua poetica, per raggiungere la maturità artistica. E ci riesce. Pasolini è un poeta di paesaggi e comunità; la sua dimensione prediletta è quella corale, cui fonde quella identitaria. Si fa interprete del mondo umano attraverso il filtro della sua evoluzione come uomo, e parallelamente si fonde con le istanze di ciò che crede essere il popolo italiano della sua epoca, e le problematiche sociali divengono per lui esistenziali, personali.
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Nizar Qabbani, poeta dell’amore liberato

Penso che la poesia sia la forma letteraria con cui più si entra in contatto con il carattere di uno scrittore, non essendo il contatto empatico mediato da costrutti narrativi o teorici, ed ho pensato ugualmente fosse per entrare in contatto con il mondo culturale del poeta. Con questo spirito mi sono avvicinato alla poesia araba, ed ho incontrato Nizar Qabbani. Mi guidava la ricerca dell’annientamento di uno stereotipo, quello che guida ogni laico che si affacci, curioso, alle terre su cui regna la mezzaluna. Ed il caso, non, badate, il destino, mi ha fatto incontrare la persona giusta, o meglio il poeta.

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