Parte I

L’essere umano non può più dispiegarsi, è tardi, ormai è compromesso. Tuttavia, ricordiamogli del moderno imperativo categorico, di quel barlume di speranza che urla: “Stabilisci per te e vivi!”

11. Come si spaccia il soggettivo per oggettivo

Riferendosi al concetto di bellezza – e non solo, ma anche a troppi altri concetti, parole, situazioni e definizioni; che facilmente sono passate come sotto un rullo compressore dall’interpretante e destinatore che armeggia con la sciabola soritica – non si sa più che cosa si vuole intendere. Le definizioni trascendentali non raccolgono più adesioni attorno a loro; come corrispettivo del prezzo pagato per l’oggetto, l’esperienza, la visione, e del valore posseduto, non risulta essere umanamente accettabile, né adatto ad essere un paradigma definente; poi, vi è chi definisce il bello come rispondente alla volontà ed alla scelta comune dei più, non riuscendo a concepire, però, quanto questa definizione corrisponda ad una sotto-determinazione precedentemente effettuata da pochi, i quali dispongono di mezzi per ‘spingerla’, quindi, si potrebbe ricondurre indirettamente alla precedente

12. Il compromesso

– Ed era proprio quel compromesso, quello della vita, a cui aveva dichiarato di non volersi piegare, che, tutto un tratto, lo aveva abbracciato, gli aveva pervaso il corpo, lo aveva piegato. – Allora, anche qualora l’individuo si volesse porre al di fuori della conformità, non potrà, perché sarà costretto! Se non volesse sottomettersi, non potrà, perché sarà costretto! Se facesse di tutto pur di ottenere quello che vuole, non potrà, perché sarà costretto a compromettersi. – L’essere umano non può più dispiegarsi, è tardi, ormai è compromesso. Tuttavia, ricordiamogli del moderno imperativo categorico, di quel barlume di speranza che urla: “Stabilisci per te e vivi!”

13. Addii gaii

Perché non abbandonare il concetto di comprensione intrinsecamente connesso con quello di perdono di natura cristiana? Forse che non sarebbe meglio se la comprensione tornasse a riferirsi più propriamente al processo conoscitivo e rappresentare nuovamente, così, un meccanismo di conoscenza? Togliete ogni morale travisante ed alterante!

14. La rimozione di un trono

La portata della critica di Quine all’empirismo viene profondamente sottovalutata in un’ottica morale. La dura e compassionevole critica di Quine mostra come anche la scienza possa smettere di essere divinizzata. La scienza sistematica può essere, in questo modo, relegata ad un eterno scontro ad armi impari con la religione, dove la scienza ha dalla sua il fatto di adeguarsi di più al sistema moderno di pensiero, ed essere maggiormente disponibile al suo autosuperamento. Alla maniera di Nietzsche quando “smascherò” la religione e la morale cristiana, Quine toglie dal piedistallo la scienza. La dottrina scientifica ha fornito valori e si è dimostrata essere poliedrica sull’instaurazione di essi –; verso la fine del suo apogeo, inoltre, ha dato prova di come al suo interno potessero nascere interpretazioni totalmente contrastanti sulle medesime proposizioni, ed inoltre come esse fossero capaci di convivere allo stesso momento.

16. Morgenröthe

L’essere umano che brancola all’interno della società attuale, basandosi perspicuamente sulla competizione, ha imparato di dover avere come obbiettivo l’oggettività. Eppure, ora che anche l’ultimo prodotto umano, la scienza, ha fallito nel tentativo di ricoprire il ruolo di istituzione stabilente valori assoluti, allora il singolo si ritroverà ancora una volta perso in un profondo nichilismo; e cercando di evitare il nichilismo passivo, dovrà ritrovarsi e nascere nuovamente – essere aurorale.

[qui la parte precedente]

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