Un tentativo prospetticamente scettico di avanzare

Ovvero: come abbandonare la pretesa universalità dell’interpretazione post-moderna e rifuggire la convinzione neo-realista

Prefazione

  1. Pezzi, ed altri pezzi

D’altronde, “la vita non costruisce nulla, se non si procura le pietre da un’altra parte“, così, non mi propongo, anzi, non affermo di aver creato niente di nuovo, però, d’altra parte, il mio proposito era quello di creare; quindi, il giudizio sull’essere innovativo – al modo di una di quelle novità che si comportano alla maniera in cui l’acqua infiltrandosi nella roccia riesce a spaccarla –, o una petulante ripetizione, ovvero il poter essere additato come uno che non ha saputo far altro che prendere concetti già espressi ed esaminati, lo lascerei ad altri. 

Tuttavia, non mi nasconderei affatto se mi si volesse dire di essere uno che vaneggia, o addirittura che si attribuisce parole di altri; infatti, non esito ad affidare alla scrittura tutto ciò che mi capita per la mente, anche i miei deliri.

2. Il vecchio e il nuovo

Che poi mi si recrimini di fare una interpretazione già fatta, o già esperita e creata, indi meramente di ripetere ciò che è già stato detto; ebbene, allora io ribadirò di essere il soggetto che sono, quindi unico ed originale, e di agire, producendoli attraverso interpretazioni soggettive, su oggetti nuovi. Quindi, qualora mi si volesse rimproverare di non essere mai stato in grado di proporre qualcosa di innovativo, risponderò, ancora una volta, di aver introdotto due elementi di novità su tre, rispettivamente: la soggettività – ponendo di necessità tutto il proprio vissuto, come sé, nella ricerca condotta – e l’oggettività – conseguente e dipendente dalla prima –; di contro all’interpretazione . Poiché, ciò che è stato impropriamente oggettivato – come le materie di studio non appena nascono — e come si fa a non osservare la giovane età dell’antropologismo —, tutti quelli con una briciola di esperienza nel campo pretendono possedere una conoscenza, tale da stabilire oggetti che costruiscano una storia di tale scienza -, ovvero la rappresentazione, può essere indicata come antica e già presente nell’impolverata e vetusta libreria dagli studiosi; invece, il soggetto e l’oggetto della mia ricerca, entrambi singolarmente personali, non si potrà far altro che salutarli come giovani e vigorosi.

3. Mea culpa  

“Solo che in tali occasioni c’è il rischio di dimenticare non soltanto il nostro scetticismo, ma anche la nostra modestia col far uso di termini come è evidente, è certo, è innegabile, che il dovuto rispetto al pubblico ci dovrebbe, forse, proibire. Posso essere caduto anch’io, sull’esempio di altri, in questa colpa: ma io metto qui un caveat contro ogni obiezione che si volesse sollevare su questo punto, e dichiarò che tali espressioni mi furono estorte dalla considerazione dell’argomento presente, e non implicano nessuno spirito dogmatico, né alcuna idea vanitosa del mio giudizio, i quali, lo so bene, sono sentimenti che non stanno bene a nessuno, e a uno scettico meno che agli altri”. Ciò che vorrei riprendere da Hume qui è la maniera di mostrare come in alcune situazioni si fanno certi usi delle parole per puro scopo linguistico – e non la ricercata modestia od il rispetto per il pubblico, ai quali potrei voler contrapporre la superbia e l’impertinenza –; quindi, lo scopo è di abbandonare qualsiasi pretesa di verità, od oggettività. 

4. Un ultimo accenno

E, d’altra parte, ciò che a potrebbe apparire principalmente come uno stelo rinsecchito, sprovvisto di un qualsiasi profumo e di una qualsivoglia affascinante caratteristica estetica; così, a me può sembrare un bel fiore, con il suo inebriante profumo, annunciante la primavera, ed i suoi magnifici petali. Ma come negare che quelle sue ornanti note di colore cadono anche loro? In che maniera si potrebbe rifiutare alla dolce fragranza rilasciata proprio da questi sottili e morbidi veli naturali, di andare via per lasciare il posto al vile olezzo posseduto da ciò è rimasto solo verde, quel fastidioso odore che riempie i prati quando è stata appena tagliata l’erba. 

1 commento su “Un tentativo prospetticamente scettico di avanzare”

  1. Pingback: Preludio – Iris

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