Giorni quasi dimenticati

IV

F: Questi sono giorni malsani, in cui ventate di debolezza spirano falcidiando le generazioni che avevano ancora una memoria del secolo passato – ultima ancora contro l’oblio della coscienza –; un’epoca sta volgendo al termine, aprendo la finestra di un mondo nuovo. Uno spiraglio. Viene così fatto spazio alle nuove generazioni

che fioriranno senza ingombranti pesi e fiere di essere preminenti in questo mondo. Da venire sarà un’epoca spartana, in cui i figli e le figlie cresceranno ripetendo le parole delle madri, e si malediranno per averlo fatto. Un’epoca di crescita e prosperità inusuale.

S: Si può uscire?

F: Mi immagino le epoche colpite dalla peste buie, eppure qui il sole splende e illumina le strade desertate dalle genti.

S: Ogni passo che muovo la mia vista sulla vita muta, sempre più pesante m’avvicino all’orizzonte, con sempre più fatica m’allontano dall’origine. Qual’è dunque il limite? Quello della terra su cui erro o quello del luogo da cui giungo?

F: Torno al frammento, non sono ancora uscito.

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