Giorni quasi dimenticati

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E-pistole

II

F: Le sponde bagnate dall’eccesso rinsaviscono la superbia che è in noi. Eppure tutto è stato quietato e le maree del sentimento umano rientrano. Ma è forse questa una nuova era per la temperanza, una nuova era per la frugalità, una nuova epoca per Diogene?

Chiedetemi perché non faccio niente. Ditemi che sono un fannullone! Io ho la mia botte con me — e il sole che non sarebbe niente senza di me.

S: “Non so cosa fare”

Disse l’annoiato.

“Non fare niente”

Rispose l’ozioso.

F: Le campane suonano mute. I fedeli non accorrono più alle chiese, non c’è più il culto fuori dal domestico. Non esiste più la festa. Dobbiamo forse per questo festeggiare?

E: Occorre avere equilibrio anche quando il lago su cui hai disteso la corda per la traversata è piatto come uno specchio. Anzi, non valgono più quegli accorgimenti con cui a forza ti tenevi sulla corda nel tragitto quando c’era la tempesta, e non vedevi la sponda da raggiungere, ma sapevi che era là, che ti aspettava, e la speranza nella meta era tutt’uno con le braccia. Ora che il lago è calmo, calmi vi passano sopra i cormorani senza degnarti di un saluto, ogni passo senti ogni vibrazione come alterasse il mondo, e la sponda è ancora lontana ma a vederla si perde la speranza, la meta è lì che ti sfida e tu senti la corda tagliare le piante dei piedi. L’ozio è serenità al posto dell’angoscia, sta come la forza delle braccia alla tempesta.

S: Nella noia ci s’immerge tra gli abissi d’un mare noto, trasmutato, la cui pressione sembra prema tutta sui pensieri. L’aria nei polmoni diviene cosa rara. 

Sulle superfici si trova ristoro.

Emersione…

F: Una luce accecante, seppur fioca, mi distoglie lo sguardo da ciò che voglio. Non siamo più sagaci. Ci rintaniamo tra le sponde della paura e additiamo, additiamo, additiamo. Quale morale abbiamo lasciato? E quale abbiamo risorto? 


S: …e ci si lascia galleggiare sulle calme acque di questo mare mentre morbidi soffi di brezza  sfiorano come mani materne le nostre stanche carni: dolce far niente sul dolce mar d’ozio.

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