Cattelan oltre “Cattelan”

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Arte / Articoli

“ Nelle opere creative c’è una moltiplicazione dell’emozione, una liberazione dell’emozione, l’invenzione di nuove emozioni  che si distinguono dai modelli prefabbricati del commercio.”

Gilles Deleuze

Rifacendosi alla distinzione del filosofo francese tra l’arte ed i modelli prefabbricati del commercio,  Maurizio Cattelan (Padova 1960) non sembra essere nè un creatore nè un’ artista, ma appare piuttosto come un irriverente personaggio capitato in un mondo dell’arte sempre più capriccioso e poco attento alle qualità e, pensando alla biennale di Venezia del 1993 – durante la quale, l’artista padovano classe 1960 affittò il suo spazio espositivo ad una agenzia pubblicitaria che lo occupò affiggendo alla parete un cartellone che promuoveva un profumo (Lavorare è un brutto mestiere, 1993)– quest’impressione di pochezza della sua arte sembrerebbe risultare confermata.

Se però quel gesto fatto agli albori della sua carriera fosse parte di una poetica che fa dell’ironia e della provocazione i suoi punti cardine? Infatti il portare la pubblicità in un contesto artistico, sbattere quella in faccia a questo, in casa sua, risulta essere una mossa polemica nei confronti dell’afflato commerciale che il mondo degli esperti, dei creatori e dei galleristi sempre più sta avendo e come disse lo stesso Cattellan in un ‘intervista all’Huffington post:

“La provocazione[…] non è altro che un cavallo di Troia per mettere sulla bocca di tutti argomenti che si vogliono tacere

Certo si può pensare che la non opera del 1993 sia solo un modo per impressionare e vendere e, che dunque anche l’artista italiano sia in qualche modo una creatura che sguazza nello stagno mercantile dell’arte, che il rifarsi ai temi della provocazione, del contrasto a tutti costi sia solo un modo di cavalcare l’onda di una concezione dell’artista come eterno controtendente rispetto al senso comune. Certo è che Cattelan voglia stare alle regole del gioco, i vari espedienti- dal rubare le opere in un’altra galleria e spacciarle per un’opera propria (Another fucking readymade, 1996)  al comprare diversi numeri della rivista Flash Art, modificarne la copertina mettendovi una sua opera e costruendo una sorta di castello di carte con quelli stessi numeri della rivista ( Strategies,1990)-  per entrarvi furono tanti e tutti “rumososi”. Quello che aveva intuito l’artista italiano, era che doveva usare l’arma dell’ironia se voleva entrare a far parte di quel mondo dell’arte di fine ‘900, un mondo dell’arte disilluso dai fallimenti di quel secolo che volgeva al termine.

Il suo percorso all’interno della scena artistica è stato segnato infatti da molti lavori provocatori e ironici che fecero un gran chiasso e lo misero sotto i riflettori dei media di tutto il mondo.  La nona ora, 1999 e Him, 2001 sono due sculture emblematiche del suo modo di fare arte, la prima raffigurazione di Papa Giovanni Paolo II colpito da un meteorite, la seconda di un Hitler penitente, inginocchiato che chiede perdono, sono sculture che sì sono provocatorie ma non solo questo, esse esplorano i limiti percettivi della società contemporanea: fino a che punto possiamo sopportare la forza di un’immagine ? qual è il discrimine che da potente la trasforma in elemento di cattivo gusto, quasi da censurare ? Queste sono le domande alla base dell’arte di Cattelan che crea con l’obbiettivo di far reagire le persone a stimoli non comuni,  che crea con il fine di stimolare una risposta alle immagini in un’epoca nella quale l’inflazione di quest’ultime le rende impotenti. La genesi di quella sensazione di insoddisfazione che nasce nel guardare i suoi lavori può essere ritrovata allora nel loro non rientrare all’interno di un insieme consensualmente definibile come “Arte”, ma è proprio questo quello che vuole Cattelan, ridefinire il concetto stesso di arte, sfondandolo, maltrattandolo, espondendo al mondo lavori che continuamente non lasciano indifferenti chi le guarda, portando i fruitori a rovinane le sue opere (Tre bambini impiccati, 2004) o a ridere di esse di una risata che echeggia in tutti i musei d’arte contemporanea.

Cattelan in un certo senso si può dire voglia rendere l’arte alla vita portando le passioni sincere come la rabbia e il sorriso all’interno dei musei e portando l’arte per le strade, accompagnando anche le persone in un percorso che le porti fuori dalle stesse  istituzioni museali, come dimostrano le sue più recenti opere- America, 2016 e Made in Catteland, 2017- che smettono di far parte delle mostre per posizionarsi agli ingressi, i gift shop, e alle uscite, i bagni, dei musei.

 

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