Nizar Qabbani, poeta dell’amore liberato

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Letteratura

Penso che la poesia sia la forma letteraria con cui più si entra in contatto con il carattere di uno scrittore, non essendo il contatto empatico mediato da costrutti narrativi o teorici, ed ho pensato ugualmente fosse per entrare in contatto con il mondo culturale del poeta. Con questo spirito mi sono avvicinato alla poesia araba, ed ho incontrato Nizar Qabbani. Mi guidava la ricerca dell’annientamento di uno stereotipo, quello che guida ogni laico che si affacci, curioso, alle terre su cui regna la mezzaluna. Ed il caso, non, badate, il destino, mi ha fatto incontrare la persona giusta, o meglio il poeta.

Qabbani è stato uno dei massimi scrittori arabi del novecento, uno dei fautori di quella che viene chiamata “nuova letteratura araba”, nata per superare le rigide forme metriche della poesia antica e per entrare a gamba tesa nella modernità attraverso un linguaggio vivo, colloquiale. Tale idea di letteratura emerse in area siriana, dove del resto nel 1923 nacque il poeta, a Damasco. Visse esercitando la professione di diplomatico, dal Cairo a Pechino, e morì nel ’98 a Londra. La sua poetica si focalizzò prevalentemente su tematiche amorose, ed ebbe una svolta sensibile verso la politica dopo la guerra dei sei giorni, perpetrata dagli israeliani ai danni del suo popolo, il popolo arabo. Non che prima fosse apolitico: la tematica dell’amore, per come la declina nel mondo arabo, è rivoluzionaria. Chi è abituato ai toni puri della poesia amorosa italiana vedrà, nelle sue poesie, l’aulico spostarsi dalla castità alla santità del piacere amoroso, del fremito sessuale, dell’assenza di tabù.

le mie poesie più belle

Il libro con cui mi sono accostato a lui è il suo testamento poetico, Le mie poesie più belle, dove raccolse i suoi componimenti migliori, quelli che “lasciano dietro di loro domande…fiamme…fuoco…e fumo”. Cos’è l’amore per Qabbani? Una forza di cui si è in balia, cui ci si affida per sconfiggere la condanna alla solitudine ed alla tristezza, un obbiettivo impossibile…

il tuo destino è di vivere nell’amore, sempre,/sul filo del rasoio./Rimarrai solo come una conchiglia,/e triste come i salici./Il tuo destino è partire, sempre, senza vele,/nel mare dell’amore./ Amerai milioni di volte/e ritornerai sempre come un re sconfitto

Da L’indovina

… impossibile fino a che i corpi degli amanti non si congiungono in quell’unione ritmica, musicale, un adagio che diviene un andante fino a spegnersi nella bonaccia. I suoi componimenti sono espliciti, che trattino dell’aborto – primo poeta arabo a parlarne nei suoi versi –, del lesbismo o dei semplici seni della donna che lo incanta; se leggerete il libro, troverete tutti questi temi, ed infiniti altri. Fu censurato, ma riuscì lo stesso, anche attraverso sue rivisitazioni nella musica leggera, a tangere la cultura di massa; educò intere generazioni a sconfiggere l’ingiusto pudore generato dalla proibizione d’amare.

I tuoi seni sono due rosse sorgenti di delizie che incendiano il mio sangue,/ e si ribellano al cielo ed alla morbida camicia

Da Il tuo seno

Ma qual’è la funzione rivoluzionaria dell’amore? Di liberare l’uomo dal ruolo di carceriere che disumanizza il carcerato – noi uomini che “siamo cresciuti ingenui/ e lo siamo rimasti,/ consideriamo la donna come un’animale,/ e consideriamo il mondo come se fosse solo ‘sesso’ e solo ‘letto'” – e la donna dal ruolo di schiava che deve interpretare il padrone, che s’indigna e chiede noi: “quanti seni sono morti martiri sotto le vostre fruste, e quante fanciulle fragili hanno pianto per la vostra tirannia”? L’io poetico spesso parla per mezzo di una donna, Qabbani tenta così di riprodurre una voce per tanto tempo silenziata nel mondo da cui proviene.

Cresciuto nell’area di potere femminile, la casa, assistette al suicidio di sua sorella per un amore negatogli dalla famiglia… è questa struttura sociale, questa istituzione, che l’amore sovverte! Bisogna liberare le forze che in essa si dissipano, impiegate in quei ruoli ipocriti che impone. Ecco il movente de “La prostituta”, l’ipocrisia per cui si condanna la prostituzione nella puttana e non nel puttaniere – maschio, non sia mai! si assolva il forte e si condanni il debole! –, lo stesso meccanismo che indignò il De André di Via del campo, ed ogni uomo che sia tale.

La critica all’integralismo si fa politica in senso più stretto nella poesia L’amore e il petrolio dove sono attaccati i suoi principali promotori, i wahabiti: petrolieri incuranti della rovina del mondo arabo, pronti a comprare l’amore comprando mogli come prostitute, piegandole con l’unguento dell’opulenza. Se l’amore è il grimaldello usato da Qabbani per forzare le morse della religione e della politica araba, la poesia che scelse a conclusione della sua ultima raccolta non se ne serve. Come fece Marx riguardo alla religione, paragona l’effetto della mezzaluna islamica a quello dell’oppio, che toglie la voglia di lottare per un mondo migliore.

Nel mio paese,/ dove la gente vive senz’occhi,/ dove gli sciocchi piangono,/ pregano, si prostituiscono, e vivono di dipendenze./ da quando esistono vivono rassegnati/ e invocano la mezzaluna…/ Oh mezzaluna,/ fonte di diamanti,/ hashish… e torpore…

Da L’amore e il petrolio

Ho cercato di toccarvi come lui ha toccato me, con stimoli che reputo innovativi per il mio presente e per la nostra contemporaneità. Lui parlò più di dieci anni prima dei nostri anni settanta di lesbismo e aborto… una cosa rimpiango, nel tangere il suo mondo: non sapere l’arabo. Oltre alla cultura, con la poesia ci si imbatte nell’apice della musicalità di una lingua, anche se la vera poesia, come la sua, resiste alla traduzione. La lingua di Nizar Quabbani profuma di mondi a noi lontani e per noi magici, di atmosfere incantate come quelle de Le mille ed una notte.

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