Giorni quasi dimenticati

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E-pistole

IX

F: Non ci salveremo dall’eterno ritorno del normale. Ma se tutto tornerà come prima, se la minaccia del ritorno si avverasse, cosa ce ne faremo degli ingombranti e fastidiosi spazi che abbiamo creato in un tempo inusuale? che cosa dei nuovi intervalli di tempo che abbiamo sedimentato tra le nostre pratiche nella vita quotidiana? Come usufruiremo dello spazio che stiamo utilizzando per distanziarci? e di questo tempo che riempiamo con pazienti attese? 

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VIII

F: Ho sempre camminato in cerca di risposte. Ho sempre affermato e mi sono dato delle risposte. Ciò che mi manca, ora, è la domanda. Ho bisogno delle domande; non che non abbia mai domandato. Il domandare è un’arte soritica, oltre che socratica, una pratica da sofista: la domanda è sofisticata. Una pratica filosofica, un’abitudine che indirizza.

Sono alla disperata ricerca di domande, dove sono finite tutte le domande? Ci siamo dimenticati come domandare? 

Ma, attenzione, non domandare agli altri, piuttosto, domandarsi! Non serviamoci delle domande per produrre nuove risposte. Riflettiamo invece sulla creazione di quel dimandare. Portiamo alla luce e facciamo emergere la domanda: che cosa riesce a farci domandare? che cosa produce in sé una nuova domanda? perché, in fondo, abbiamo un disperato bisogno delle domande?

S: Stamane m’ha svegliato di soprassalto l’idea di alzarmi ed esser io, l’idea d’esser finito…

E: Forse ne abbiamo bisogno, delle domande, quanto abbisogniamo della loro assenza, e nella tensione verso la completezza siamo tentati di afferrare ciò che ci manca. Non rischiamo, così, una perenne insoddisfazione, misurandoci sempre con ciò che per noi avremmo potuto, o peggio dovuto, essere? Non sarebbe meglio accettare il ritmo della vita, dove in successione occasionale il pàtos di ciò che ci circonda s’acuisce o scema, le domande ci affastellano o si ritirano, lasciando in noi un vuoto, anche per lungo tempo, in attesa di un’intuizione, una risposta a una domanda non pronunciata? Ora i viali si sono rinverditi. Quanto mi ha colpito affacciarmi alla finestra e notare di non aver vissuto questo cambiamento, di esserne stato privato. Ma questa assenza di consuetudine al tempo delle stagioni ha reso il verde più verde che mai, così forte nei viali da soverchiare l’intonaco di ogni palazzo, fino all’azzurro del cielo.

S: Una volta sveglio il primo odore che ho sentito era quello di merda del mio alito… 

F: Il profumo del glicine mi ingombra le narici, le stuzzica e le risveglia. Gli odori sono ancora là, fuori, non hanno smesso di spargersi – aspettano di essere colti. Tutto torna come prima. Tutto — quanto prima.

S: Devo aver vomitato sentenze durante la notte. Tutte sbagliate. Visto che ora al semplice chiarore del mattino di esse non rimane che il caduco odore in una bocca silente.

Giorni quasi dimenticati

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III

F: Nelle società statiche il valore dell’individuo è dato dal suo occuparsi qualitativamente del suo oggetto del desiderio, dall’abilità nel praticare volontariamente le sue passioni; nelle società dinamiche e dell’abbondanza, invece, la dignità del singolo è costituita meramente dal suo essere occupato. Dov’è lo spazio per l’ozio? È meglio un Kant tutore o un Kant filosofo?

S: Occupo sempre più spazio, forse sto ingrassando, sono mai uscito di casa?

F: Quando le stagioni dell’animo seguono lo stesso percorso delle stagioni del mondo, quando avanzano allo stesso ritmo e seguono le stesse rivoluzioni, e vediamo spuntare i boccioli sui rami, e le primule si affacciano sui verdi prati; allora aspettiamoci una primavera di sentimenti, uno sbocciare di passioni e di desideri, un’infuocarsi della volontà, un germogliare dello spirito!

S: Sono stato sul balcone, più di una volta…

E: Forse che quel primo modo che abbiamo avuto di affrontare questa situazione di clausura, ristabilire le coordinate spazio temporali della metafisica cristiana, come un rito rassicurante, non si incrini dopo la prima, la seconda, la terza settimana, e faccia trasparire una matassa informe e disordinata, in cui non ci raccapezziamo più? Non è follia quando si perdono le coordinate spazio temporali, quando ogni esperienza, dalla più minuta, sembra non valere niente o mettere in gioco tutta la nostra vita? Può bastare armarci di bottiglie di vino e caffè?

S: Alle soglie del mio giaciglio, alle soglie del mio vizio.

Pensieri irrequieti

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Aforismi

1.

La necessità della ripetizione e la sofferenza

Il singolo che compie un’azione destinata ad essere ripetuta volontariamente, si dimentica delle sue proprie ragioni, diventa dimentico di un se stesso passato – un sé che pensava – concentrandosi sullo svolgimento e sulla volontà di svolgere; attraverso la statuizione di tale ripetizione si costringono in un passato di cui ci si deve ricordare le motivazioni per cui si è cominciata quella serie di gesti: attraverso una ripetizione che affida il gesto ed il suo motivo ad una memoria che custodisce l’involontario, l’azione viene compiuta senza più conoscerne il perché, senza più domandarsi perché. 

2.

Catilinarie

Quale obbiettivo si perseguita nell’essere apolitico? nell’allontanarsi da una vita pubblica, nell’allontanare e nello scacciare un interesse per la res publica? nell’accogliere un disinteresse verso questa?

3.

Il cominciamento, l’inizio e le difficoltà dell’uomo libero

Quanto è arduo cominciare una serie? Ma una volta iniziata la ripetizione e inseriti nel meccanismo si dischiude la facilità insita in essa

4.

L’automatizzazione della morale

Il dimenticatoio della coscienza, l’incoscienza dell’individuo, in cui vengono relegate le cause e i fini dei gesti compiuti,  e la sua costituzione per mezzo della ripetizione, costituiscono una tappa intermedia verso l’involontarietà degli intenti: il singolo, attraverso l’applicazione di una volontà fortemente orientata a ripetere un gesto, così che i dettagli più grossolani vengano incamerati e così che i più minuti vengano affinati – ovverosia: relegando al mondo appreso le fondamento e concentrandosi su di una supposta innovazione –, rende il proprio agire una serie meccanica in cui fare a meno della volontà e delle creatività, se non per il piccolo spazio loro ritagliato nell’innovazione dei dettagli. 

5.

L’ambizione nascosta nella creazione del concetto di passato e l’utilità di una memoria di un futuro

Che cosa porta il singolo a rapportarsi con il tempo? Cosa induce l’individuo ad essere temporale? La necessità di un presente, la volontà di essere attuali.