Parte I

Nell’utilizzo dei termini ‘ragione’ e ‘sentimento’, in contrapposizione, si fraintende ciò che è con ciò che non è

6. Eγώ ἄνθρωπος

Esiste la possibilità che la piena realizzazione di se stessi venga in essere: aleggiare oltre la cortina di fumo che vorrebbe impedirlo – la filosofia come sistema – e, inoltre, credere di agire per sé: l’antropoegoismo — per una piena e corposa comprensione si devono però abbattere le regole dell’esplicazione antecedentemente presupposte.

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Preludio

“Le filosofie fino ad ora non hanno fatto altro che ridurre tutto a uno”, diceva saggiamente un giovane Nietzsche

Parte I

1. Strutturazioni 

Se si volesse sviluppare antinomicamente un costrutto linguistico, uno dei comportamenti da seguire potrebbe prendere forma in questa maniera: nella prima delle due possibilità linguistiche, un solo pensiero genererebbe ed allo stesso modo condizionerebbe la totalità, ma, così, si scadrebbe nel ricondurre tutto ad un singolo principio primo – “le filosofie fino ad ora non hanno fatto altro che ridurre tutto a uno”, diceva saggiamente un giovane Nietzsche -, il che non è né concepibile né accettabile per rispetto della pluralità e della diversità resa viva da ciascun essere umano; nella seconda, ogni singolo individuo, inizialmente, procrea possibilità – è “creatore di valori” -, vivendo il pensiero nella sua individualità, ma, questo, è possibile solo nel caso in cui la persona sia continuamente protesa alla ricerca di una possibile indipendenza.

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Un tentativo prospetticamente scettico di avanzare

Ovvero: come abbandonare la pretesa universalità dell’interpretazione post-moderna e rifuggire la convinzione neo-realista

Prefazione

  1. Pezzi, ed altri pezzi

D’altronde, “la vita non costruisce nulla, se non si procura le pietre da un’altra parte“, così, non mi propongo, anzi, non affermo di aver creato niente di nuovo, però, d’altra parte, il mio proposito era quello di creare; quindi, il giudizio sull’essere innovativo – al modo di una di quelle novità che si comportano alla maniera in cui l’acqua infiltrandosi nella roccia riesce a spaccarla –, o una petulante ripetizione, ovvero il poter essere additato come uno che non ha saputo far altro che prendere concetti già espressi ed esaminati, lo lascerei ad altri. 

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Giorni quasi dimenticati

X

S: La libertà è sempre ciò a cui si aspira. Ora sta in una camminata, nello stare con gli amici o con gli amanti che non siano congiunti. Prima era poter avere del tempo, poter dormire la mattina, non avere sempre da fare. La libertà è desiderio di fuggire e in quanto tale non si può sentire ma volere.

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Giorni quasi dimenticati

IX

F: Non ci salveremo dall’eterno ritorno del normale. Ma se tutto tornerà come prima, se la minaccia del ritorno si avverasse, cosa ce ne faremo degli ingombranti e fastidiosi spazi che abbiamo creato in un tempo inusuale? che cosa dei nuovi intervalli di tempo che abbiamo sedimentato tra le nostre pratiche nella vita quotidiana? Come usufruiremo dello spazio che stiamo utilizzando per distanziarci? e di questo tempo che riempiamo con pazienti attese? 

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Giorni quasi dimenticati

VIII

F: Ho sempre camminato in cerca di risposte. Ho sempre affermato e mi sono dato delle risposte. Ciò che mi manca, ora, è la domanda. Ho bisogno delle domande; non che non abbia mai domandato. Il domandare è un’arte soritica, oltre che socratica, una pratica da sofista: la domanda è sofisticata. Una pratica filosofica, un’abitudine che indirizza.

Sono alla disperata ricerca di domande, dove sono finite tutte le domande? Ci siamo dimenticati come domandare? 

Ma, attenzione, non domandare agli altri, piuttosto, domandarsi! Non serviamoci delle domande per produrre nuove risposte. Riflettiamo invece sulla creazione di quel dimandare. Portiamo alla luce e facciamo emergere la domanda: che cosa riesce a farci domandare? che cosa produce in sé una nuova domanda? perché, in fondo, abbiamo un disperato bisogno delle domande?

S: Stamane m’ha svegliato di soprassalto l’idea di alzarmi ed esser io, l’idea d’esser finito…

E: Forse ne abbiamo bisogno, delle domande, quanto abbisogniamo della loro assenza, e nella tensione verso la completezza siamo tentati di afferrare ciò che ci manca. Non rischiamo, così, una perenne insoddisfazione, misurandoci sempre con ciò che per noi avremmo potuto, o peggio dovuto, essere? Non sarebbe meglio accettare il ritmo della vita, dove in successione occasionale il pàtos di ciò che ci circonda s’acuisce o scema, le domande ci affastellano o si ritirano, lasciando in noi un vuoto, anche per lungo tempo, in attesa di un’intuizione, una risposta a una domanda non pronunciata? Ora i viali si sono rinverditi. Quanto mi ha colpito affacciarmi alla finestra e notare di non aver vissuto questo cambiamento, di esserne stato privato. Ma questa assenza di consuetudine al tempo delle stagioni ha reso il verde più verde che mai, così forte nei viali da soverchiare l’intonaco di ogni palazzo, fino all’azzurro del cielo.

S: Una volta sveglio il primo odore che ho sentito era quello di merda del mio alito… 

F: Il profumo del glicine mi ingombra le narici, le stuzzica e le risveglia. Gli odori sono ancora là, fuori, non hanno smesso di spargersi – aspettano di essere colti. Tutto torna come prima. Tutto — quanto prima.

S: Devo aver vomitato sentenze durante la notte. Tutte sbagliate. Visto che ora al semplice chiarore del mattino di esse non rimane che il caduco odore in una bocca silente.

Giorni quasi dimenticati

VII

S: Monta e cala la luce del sole ora che sola quasi scandisce le giornate. Senza ore mi muovo per la casa, eppure il tempo rimane.

F: È come se avessi pensato al tempo, però non riesco a distogliere il pensiero da me stesso. Si allungano le giornate, sì, ma cosa ci è rimasto a noi?

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Giorni quasi dimenticati

VI

F: Oggi fa freddo, i mercati si sono svuotati. Chi oserà uscire? Chi si pascerà di tale di limitazione? Qualcuno sa ancora gioire nell’ozio? Chi troverà gioia nello stare da solo con se stesso, chi in tale costrizione? Chi, al contrario, patirà le pene della reclusione? Quanti si crogioleranno e quanti, invece, si danneranno?

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Giorni quasi dimenticati

IV

F: Questi sono giorni malsani, in cui ventate di debolezza spirano falcidiando le generazioni che avevano ancora una memoria del secolo passato – ultima ancora contro l’oblio della coscienza –; un’epoca sta volgendo al termine, aprendo la finestra di un mondo nuovo. Uno spiraglio. Viene così fatto spazio alle nuove generazioni

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